Cirped - Centro Italiano di Ricerca Pedagogica

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Pedagogisti nel Panel VQR

Sulla base di una comunicazione del prof. Michele Corsi (Presidente della SIPED) apprendiamo con soddisfazione che il Panel List in ordine alla Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) è costituito dai professori: Giuseppe Bertagna (Università di Bergamo), Umberto Margiotta (Università di Venezia), Piercesare Rivoltella (Università Cattolica di Milano), Simonetta Ulivieri (Università di Firenze), in rigoroso ordine alfabetico, che, insieme alla spagnola Concepcion Naval e al Maffiuletti di Zurigo, costituiranno il subpanel di pedagogia dell'area 11.  Auguriamo ai colleghi un proficuo lavoro.

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Seminario 28 febbraio 2014

 

Cari colleghi e soci del CIRPED, 

il 28 febbraio 2014 si è tenuto a Padova il  seminario di studio promosso dal CIRPED, in collaborazione con la Sezione di Pedagogia del Dipartimento FISPPA dell'Università di Padova, che ha affrontato il tema delle Professioni educative come da programma allegato. 
 


 

Seminario CIRPED - 4 febbraio 2011

CIRPED (Centro Italiano di Ricerca Pedagogica)

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI MACERATA  

X SEMINARIO ITINERANTE INTERUNIVERSITARIO    

L’agire educativo.Aspetti epistemologici a confronto  

4 febbraio 2011  

Sede:     Università degli Studi di Macerata Facoltà di Scienze della Formazione, Sala del Consiglio    

PROGRAMMA   

Ore 10 Saluti delle Autorità Accademiche e Istituzionali 

Michele CorsiUniversità degli Studi di Macerata Presidente Nazionale S.I.PED. 

Pier Giuseppe Rossi Preside della Facoltà di Scienze della FormazioneUniversità degli Studi di Macerata  

Ore 10,15 Presiede e introduce i lavori Carla Xodo Università degli Studi di Padova Presidente del CIRPED  

Luigina Mortari Università degli Studi di Verona  Principi epistemici ed etici di una buona ricerca educativa 

Pier Giuseppe RossiUniversità degli Studi di Macerata Teoria dell’azione, intenzione e pratiche educative 

Discussione 

Ore 13.00  Pausa pranzo 

Ore 14 Ripresa dei lavori  

Discussione Chiusura dei Lavori Carla XodoPresidente CIRPED 

 

Ore 15,30 Assemblea  dei soci   CIRPED

Nota informativa e organizzativa:La Facoltà di Scienze della Formazione dell’’Università degli studi di Macerata  si trova in Piazzale Luigi Bertelli, Contrada Vallebona - 62100 Macerata. Chi intende raggiungere Macerata il giorno prima può pernottare presso l’Hotel Claudiani , Via Ulissi 8 , tel. 0733-261400, fax 0733-261380, con garage interno in via Armaroli 98.Se entro il 20 gennaio verrà comunicato al CIRPED ( dott. Luca Agostinetto   Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.  ) l’arrivo a Macerata il 3 febbraio potremo contare sulla disponibilità dei colleghi di Macerata che si sono gentilmente offerti di organizzare la cena.Per il pranzo del 4 febbraio ci si potrà avvalere, invece, della mensa di Facoltà. Quanti fossero intenzionati ad iscriversi al CIRPED o a rinnovare la loro adesione (costo annuo euro 30) trovano sul sito  www.cirped.it  tutte le informazioni necessarie. La suddetta quota potrà essere versata direttamente al tesoriere del CIRPED (dott.ssa Natascia Bobbo)  anche in occasione del Seminario del 4 febbraio.

 

VIII Biennale Internazionale della didattica universitaria

L'VIII Biennale Internazionale della didattica universitaria si terrà a Padova il 2-3 dicembre 2010.

 Tema: Il docente universitario. Una professione tra ricerca didattica e governance degli Atenei.

Per informazioni:

- Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - Comitato Scientifico

- Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - Segreteria organizzativa

- Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - Per informazioni ai partecipanti

Il programma si può consultare scaricando il file allegato.

Ulteriori informazioni sul sito: http://www.biennale.edu.unipd.it/

 

Nuova formazione docenti (Osservazioni CIRPED)

Nuova formazione docenti

Osservazioni e proposte  del C.I.R.P.ED.( Centro Italiano Ricerca Pedagogica )  

Il CIRPED (Centro Italiano di Ricerca Pedagogica), nell’esame  della bozza del Decreto per la formazione degli  insegnati  resa nota dal MIUR, ravvisa motivi di vivissima preoccupazione culturale e ordinamentale. In particolare, manifesta la sua contrarietà all’ipotesi perseguita per la preparazione dei docenti nel nostro Paese, che risulta non solo in completa distonia con gli indirizzi assunti dagli altri paesi europei, ma anche segnata da una riduzione amministrativista della qualità scientifica e culturale dell’impegno universitario in questo fondamentale campo formativo. 

In dettaglio stigmatizza i seguenti punti.  

1. Scienze della formazione primariaPartendo dal presupposto che i ben 13 anni di scuola preuniversitari non forniscano alcuna preparazione generale disciplinare attendibile e vigorosa (nessun paese al mondo ha questo numero di anni di scuola preuniversitari!), la proposta inserisce nel piano di studi ben 25 discipline di insegnamento. Ciò, da un lato, anche per la scarsa valorizzazione di discipline come la pedagogia generale, frammenta il percorso formativo, dall’altro impedisce di connettere in maniera non estrinseca lezioni, laboratori e tirocinio, di fatto previsti dal documento nell’ottica tradizionale di momenti separati e successivi (sebbene lodevolmente compresenti nel piano degli studi). Il risultato è la riduzione di questo percorso ad una cattiva riedizione della vecchia scuola normale superiore, risultato che non potrà non avere ricadute non solo sul prestigio del corso di laurea, ma, alla lunga, anche sullo stato giuridico dei docenti che vi insegneranno. Bisognava al contrario introdurre severi vincoli di controllo dei contenuti disciplinari in accesso, così da riqualificare, per un verso, i 13 anni precedenti di scuola e, dall’altro, da avviare un percorso davvero universitario e formativo sul piano dell’insegnamento primario. Inoltre, superare la logica del parallelismo tra lezioni, laboratori e tirocini, ma rendere questi momenti strutturalmente circolari. Una seconda osservazione scaturisce dalla decisione di mantenere il ciclo unico per questo percorso. La circostanza determina effetti perversi che è poco saggio non tematizzare in anticipo, dopo gli ammaestramenti di questi ultimi trent’anni. Il primo effetto perverso è la rigidità dello sbocco professionale. Con questa scelta, infatti, un giovane dovrà fare il docente di scuola dell’infanzia e della primaria per tutta la sua vita, mentre se si fosse perseguita la scelta del tre più due avremmo introdotto maggiori spazi di flessibilità e così permesso ai giovani di ottenere con poco sforzo altre abilitazioni professionali per cattedre della scuola secondaria. Il secondo effetto perverso riguarda l’estensione della tendenziale rigidità perfino alla scuola secondaria. Il liceo delle scienze umane tenderà, infatti, nell’immaginario collettivo, ad essere niente di diverso dal vecchio istituto magistrale.  Cosicché si sceglierà di diventare maestri a 14 anni, offrendo una lettura quasi innata e destinale di questa professione e risuscitando antiche ma non perdute abitudini di immobilità e selezione sociale per i giovani avviati a questa professione.Il terzo effetto perverso si riferisce alla definitiva archiviazione del principio secondo il quale occorre avviarsi verso una formazione dei docenti del primo ciclo di istruzione che permetta la permeabilità ordinamentale tra le tre scuole che lo dovrebbero in un futuro si spera prossimo comporre. In questa maniera, infatti, da un lato, si conferma la separazione insuperabile tra la formazione dei docenti per le scuole dell’infanzia e primaria e quella dei docenti della scuola secondaria di I grado; dall’altro, si impedisce perfino per via normativa l’eventuale ibridazione del servizio professionale concreto negli ultimi anni della scuola primaria e i primi di quella secondaria di I grado, fra l’altro proprio in quelle giunture inadeguate che già oggi provocano, per mancata continuità educativa e culturale, dispersione e disadattamento scolastico.L’ultimo, ma non meno importante effetto perverso, riguarda la sostituzione del criterio culturale con quello amministrativo nella costruzione dei piani di studio universitari. Che senso ha, infatti, immaginare una formazione universitaria dei docenti di scuola dell’infanzia e della scuola primaria determinata non da criteri scientifici intrinseci e da prospettive culturali «universitarie», ma solo dal modo con cui la normativa definisce, oggi, l’organizzazione di queste due scuole e le prestazioni in esse richieste al docente? Questa impostazione «domandista» non può che essere la sanzione definitiva della non autonomia dell’università e, in particolare, della pedagogia e dei pedagogisti, ridotti a buropedagogia e a buropedagogisti.  

2. Scuola secondaria di I e di II gradoVa ribadito che, anche in questo caso, si è scelta la strada di dare per scontata e ormai non più riparabile l’inadeguata preparazione delle matricole in ingresso, dopo ben 13 anni di scuola preuniversitaria. Ciò ha naturalmente spinto ad appesantire il percorso formativo che non a caso dura sei anni contro i 4-5 di tutti gli altri paesi europei che, in più, hanno 12 o addirittura 11 anni di scuola preuniversitaria. Il criterio amministrativo di far coincidere abilitazioni e percorsi di studio universitario, inoltre, danneggia sia la qualità della cultura universitaria che viene in questo modo amministrativizzata sia la qualità dell’abilitazione. Era meglio tenere ben distinte le due prospettive, integrandole con opportuni istituti che esistono fra l’altro in tutti i paesi europei, soprattutto nelle prove in ingresso non solo alla laurea e alla laurea specialistica, ma anche all’anno di tirocinio formativo, nonché nelle procedure del reclutamento. L’anno di tirocinio formativo posto come sesto anno, inoltre, mentre conferma la meccanicità della visione del suo rapporto con le lezioni e i laboratori svolti nel quinquennio precedente, ribadisce la minorità della scuola attiva e la mancata giuntura scientifica tra cultura universitaria e cultura professionale, ancora tra loro estranee e incapaci di reciproche azioni riflessive. L’idea poi di sacrificare discipline come la pedagogia generale nel percorso formativo di questo anno (oltre che nella specialistica) denota quella visione tecnicistica e banale della professione che si pensava definitivamente superata non solo dalle acquisizioni epistemologiche di questi decenni, ma dallo stesso principio dell’autonomia e della sussidiarietà.  L’aspetto più problematico, però, riguarda l’impiego esornativo, estrinseco e riempitivo della pedagogia e delle scienze dell’educazione nel piano degli studi. Esse infatti si affiancano soltanto alle altre discipline, senza integrarsi con esse e senza costituire un nucleo sistematico di connessioni che avrebbero assicurato un notevole salto epistemologico e professionale nella formazione dei docenti.Resta poi da considerare che, dopo ben sei anni di formazione, non solo nessun docente sarà sensibilizzato sulle dimensioni generali della pedagogia speciale e della disabilità nell’insegnamento, ma dovrà aggiungere almeno un anno di ulteriore formazione specialistica per poter svolgere la funzione specialistica di docente di sostegno. La circostanza, oltre che rendere la durata della formazione dei docenti di sostegno italiani unica nel panorama mondiale (ben 20 anni di «scuola» formale!), confermerà il pregiudizio che il docente di sostegno rimarrà per sempre altro rispetto al docente ordinario (salvo prevedere che dopo cinque anni nel ruolo del sostegno potrà transitare nei ruoli ordinari, rendendo il sostegno una scelta penitenziale più che di ordinari età professionale). Viene inoltre introdotto un principio di discriminazione in spregio ad ormai acquisiti principi e  prassi di continuità, tra formazione degli insegnanti di scuola primaria e di scuola secondaria, in una duplice direzione:

·        a livello di selezione  funzionale alla programmazione degli accessi (per la scuola media la selezione avviene all’ingresso della Laurea Magistrale, per la scuola superiore all’ingresso dell’anno di formazione);

·        a livello di curricolo (18 crediti di scienze dell’educazione per le abilitazioni nella della secondaria, 36 crediti per la formazione primaria ).

Violando, infine, il principio dell’ autonomia universitaria il legislatore si arroga il diritto di decidere quali e quante discipline concorrono alla formazione degli insegnanti (Tabella  14) In particolare, con riferimento all’anno di formazione obbligatorio per tutti gli insegnanti dei due livelli della secondaria, posteriormente alle rispettive  lauree magistrali, il CIRPED stigmatizza scelte dettata da spirito di parte, irrispettose della storia e dei contributi che ha dato la ricerca pedagogica in Italia che ha portato in tutto il mondo ad una piena riconsiderazione degli apporti di questi studi

A chiarimento si riportano i dati ricavabili nella tabella  citata: brusco ridimensionamento degli insegnamenti dei  settori disciplinari M-PED/01, M-Ped /02;esclusione degli stessi dal tirocinio formativo in favore della esclusiva presenza in quest’ambito dei settori M-PED/03 e M-PED/04.  Nell’area delle scienze dell’educazione  prevista nelle lauree magistrali per la scuola secondaria di primo grado, sono  inclusi , per complessivi 18 crediti,” di cui almeno 6 CFU nei settori  i settori M-PED/01 o  M-PED/02”M-PED/01 ( pedagogia generale e sociale),  M-PED/02 ( Storia della pedagogia) ,  M-PSI/04 ( Psicologia dello sviluppo e psicologia dell’educazione), M-PSI/05 ( Psicologia sociale)SPS/08 ( Sociologia dei processi culturali e comunicativi ) , M-DEA/01(Discipline antropologiche).  Inoltre,  in tutte le lauree magistrali che danno accesso alle classi di   abilitazione della secondaria superiore non è previsto alcun insegnamento di area pedagogica o psicologica o sociologica, tranne che per la AO36 , che comprende tali discipline tra le proprie materie di insegnamento. 

3. ProposteSi  sollecita  la Commissione ed il Ministro a prendere visione  delle  osservazioni  su espresse e ad avere il coraggio di tenerle  in considerazione per una completa riscrittura dell’impianto strutturale del testo normativo. In subordine e in via rassegnatamente minimale, si chiede almeno di mantenere nel tirocinio previsto dalla Tab.14 nelle  lauree magistrali per la scuola secondaria superiore   lo stesso criterio assunto nelle  lauree magistrali per la scuola secondaria di primo grado, con la previsione, quindi,  dei seguenti insegnamenti: -M-Ped/01 Pedagogia generale e sociale-M-Ped/02 Storia della pedagogia ( storia della scuola)-M-Ped/03 Didattica generale-M-Ped/04 Pedagogia sperimentale-M-Psi/ 04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell’educazione-M-Psi/05 Psicologia sociale-SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi oppure M-DEA/01 Discipline Antropologiche Per complessivi 18 crediti “ di cui almeno 6 CFU nei settori M-Ped/03 o M-Ped/04” 

Il Presidente e il Consiglio Direttivo del   CIRPED

22 marzo 2009